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Basandosi sulle fonti letterarie ed epigrafiche e sui rinvenimenti archeologici il contributo riflette sugli aspetti sociali del termalismo, al fine di capire ceto di appartenenza, possibilità economica e luogo di provenienza dei frequentatori delle stazioni termali dell’Italia romana. Ne emerge un’immagine varia e diversificata, dove alcuni centri, quali in primis l’area flegrea e la zona di Vicarello, godevano di ampia fama e potere attrattivo, altri invece erano noti solo a livello locale: la vicinanza a Roma e la frequentazione o forse anche la gestione diretta dell’imperatore sembrano aver avuto una ruolo importante in questi diversi gradi di notorietà. Lo sfruttamento a fini medici e/o cultuali delle aquae salutiferae fra il I e il II sec. d.C. e talora fino al V-VI non rimase, comunque, una prerogativa solo delle classi più alte, ma si aprì anche ai ceti medio-bassi e alle donne, per quanto la documentazione sui personaggi di rango sia più numerosa rispetto a quella sui “curisti” di umile origine.
siti archeologici termai, età romana, frequentatori antichi siti termali
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