
Paola Cavaliere, Anfore puniche utilizzate corne contenitori di pesce. Un esempio olbiese, p. 67-72. Uno scavo di recupero della locale Soprintendenza archeologica all'interno delle mura dell'antica città punica di Olbia (Sardegna), ha messo in luce, seppur in un'area molto limitata, una struttura edilizia antica. Questa, distrutta da un incendio e sigillata poi dal crollo, è interpretata per la varietà del materiale rinvenuto come bottega per la vendita al dettaglio di merci varie, alimentari (come indicano i resti ittici e di carni macellate) e utilitarie (ceramica locale e d'importazione, nelle classi da cucina, da dispensa, da mensa e da trasporto). Il contesto è databile tra fine IV e inizio III sec. a.C. Il ritrovamento più notevole consiste in due anfore puniche contenenti rilevanti resti di pesce; una di queste, forse importata (da Tharros?), oltre al contenuto conservava intatto il sistema di chiusura, attestazione unica per questa classe anforaria. In questa «bottega» le anfore sembrano utilizzate come contenitori stanziali di derrate, più che corne anfore «da trasporto».
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