
Il lavoro si muove intorno alla domanda: “cosa succede quando un monumento cade/ muta?”. L’analisi della performance “The bridegroom stripped bare” di Alexander McQueen mi permette, sviluppando il parallelismo tra corpo e monumento, di individuare possibili spazi di risemantizzazione delle nozioni naturalizzate di genere. Il mezzo dell’abito diventa strumento di indagine estetica volta a mettere in questione specifici regimi di visibilità e di verità, e ad esplicitare il processo normativo e ritualizzato di rappresentazione del corpo. Capire come viene costruita l’immagine dell’uomo diventa un esercizio fondamentale di presa di coscienza utile ad attivare un processo di risignificazione epistemologico del reale. Lo scopo di questo lavoro è, quindi, quello di aprire lo spazio al mondo del possibile. In questa cartografia il mutamento, la transizione, il divenire diventano spazi non omogenei di potere estetico capaci di far sorgere nuovi modi di sentire e di indurre nuove forme di soggettività politica. Attraverso la messa in questione di un presunto ordine naturale si ridefiniscono le relazioni tra corpo e spazio, e i confini del corpo stesso per la creazione di un nuovo corpo espanso e mutevole.
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