
Il contributo esamina il rapporto tra la disciplina della trasparenza amministrativa di cui al D.Lgs. 14 marzo 2013, n. 33, il ciclo annuale delle attestazioni degli Organismi Indipendenti di Valutazione e la realtà organizzativa dei comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, che rappresentano il 69,9% del totale degli enti locali italiani. La tesi sostenuta è che la stratificazione progressiva degli obblighi di pubblicazione, non accompagnata da una differenziazione proporzionale per dimensione e capacità organizzativa degli enti, abbia prodotto un disallineamento crescente tra la complessità tecnica del sistema e la sua effettiva funzione di accountability democratica. L’analisi muove dalla distinzione tra adempimento formale e controllo di merito, documenta empiricamente i limiti di utilizzo della sezione «Amministrazione Trasparente» attraverso i dati dei monitoraggi ANAC sulle visualizzazioni dei siti istituzionali, e affronta le specifiche criticità organizzative dei comuni di minori dimensioni alla luce dei dati sul personale comunale (IFEL, edizione 2026). Sul piano propositivo, il contributo avanza l’ipotesi di un sistema di differenziazione degli obblighi fondato su parametri cumulativi di capacità amministrativa, e introduce il modello del bilancio sociale degli enti del Terzo Settore come possibile strumento di rendicontazione integrativa, nel rispetto del principio di proporzionalità di cui all’art. 5 del Trattato sull’Unione Europea.
