
Nel numero di novembre 2025, “Le Monde Diplomatique” dà notizia, in prima pagina, del “colpo di Stato della tecnologia autoritaria”: con un accordo quadro da 10 miliardi di dollari, l’esercito degli Stati Uniti ha consolidato 75 contratti con l’azienda Palantir Technologies, trasferendo così l’infrastruttura tecnologica e il sistema operativo delle funzioni militari sotto il controllo di un’impresa privata, il cui consiglio di amministrazione risponde ai propri azionisti.Sul sito di Palantir Technologies, nella pagina dedicata all’etica dell’intelligenza artificiale, si legge che l’azienda mantiene “l’etica orientata verso gli esseri umani” e sostiene “un'etica della tecnologia che si applica a tutti i contesti del suo utilizzo”. L’orientamento verso gli esseri umani è senz’altro una specializzazione dell’azienda statunitense, che ha contribuito allo sviluppo dei sistemi di targeting automatizzato utilizzati dall’esercito israeliano nel genocidio di Gaza e che, come Google, fornisce al governo statunitense sistemi informatici per le deportazioni extragiudiziali dei migranti.Julian Assange ricordava, con riferimento al motto di Google “Don’t be evil”, che un impero con un simile motto è tuttavia sempre un impero, ossia un soggetto con un potere pressoché illimitato, incompatibile, per ciò stesso, con la democrazia. Ne mostra consapevolezza, del resto, Peter Thiel, fondatore di Palantir Technologies, che ha da tempo dichiarato che ritiene libertà e democrazia incompatibili.Entro un simile contesto, è evidente che l’etica è una foglia di fico, uno specchietto per le allodole o una forma di culto del cargo. Il saggio mostra per quali ragioni teoriche non ha senso in alcun caso chiedere a un’azienda o a un computer di essere buoni.
AI ethics, Etica dell'intelligenza artificiale
AI ethics, Etica dell'intelligenza artificiale
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