
Secondo la teoria degli equilibri intermittenti l'evoluzione procede a scatti, con episodi improvvisi di speciazione alternati a lunghi periodi di equilibrio (Eldredge & Gould, 1972). Intermittenza evolutiva come quella che vivono anche le ricercatrici ei ricercatori, fatta di stasi (spesso lunghe) e salti improvvisi. Le carriere dei precari in Italia sono, infatti, tutto fuorché lineari, dove bivi e cambiamenti di rotta - talvolta radicali - sono obbligati. In natura, la pressione selettiva più grande dipende dall’ambiente esterno, così come i fattori politici ed economici della società influenzano il mondo accademico. I precari in Italia non sono una specie in via di estinzione ma (purtroppo) sempre in aumento, soprattutto dopo le recenti proposte del Governo; sono quindi obbligati a cambiare “linea evolutiva” pur di sopravvivere. I cambiamenti di carriera non sono mai facili e in Italia le skills acquisite nella ricerca non sono facilmente trasferibili in altri contesti, mentre in Europa (soprattutto del nord), e nei paesi anglofoni, la transizione è molto più fluida. In questo percorso ad ostacoli del pre-ruolo, le categorie più fragili - tra cui le donne - sono ovviamente le più colpite. Le folli pressioni alla pubblicazione e all’accantonamento di fondi esterni per compensare il sottofinanziamento ministeriale, non si conciliano con le necessità della realtà che viviamo. Per questo, lunghe – talvolta perenni – stasi colpiscono maggiormente le precarie, che non possono proseguire “linearmente” la carriera. Eppure, in questi contesti germogliano spontanee delle iniziative bottom-up a supporto di queste categorie fragili nelle STEM, ed un esempio premiale è quello della Società Geologica Italiana e la sua Divisione dedicata alle pari opportunità. La mia esperienza di ricercatrice precaria ricalca proprio il modello di evoluzione intermittente, con stasi e transizioni tra Italia e Inghilterra. Grazie ad essa, ho coltivato attività di mentoring “fai da te” verso student* e precar*, tentando di dimostrare che anche l’impegno autonomo e quotidiano puo’ bilanciare la totale assenza di supporto delle istituzioni e avere effetti positivi a lungo termine.
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