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La permanenza nel dibattito culturale e politico italiano della figura di don Lorenzo Milani è un fatto acquisito e reso evidente dalla numerosa serie di articoli, pubblicazioni e convegni che di lui hanno variamente parlato nei 45 anni che ci separano dalla sua morte. Al di là di una superficiale analisi quantitativa del dato relativo alla sua persistenza, è opportuno porre alcuni interrogativi circa l’incidenza storica di questa “memoria” mediante una comprensione critica dei suoi significati e delle sue rappresentazioni. Assumendo come criterio di periodizzazione lo spartiacque tracciato dai fatti del 1992, con l’operazione “Mani pulite” e la progressiva dissoluzione dei maggiori partiti politici italiani, e adottando come oggetto di studio la figura di don Milani, questo saggio intende contribuire ad un’indagine su alcune porzioni dell’Italia postdemocristiana e ad una verifica dell’aderenza di alcune categorie storiografiche adoperate per l’analisi di quel tracciante della storia politica italiana, quali “rottura/continuità”, “seconda repubblica”, “berlusconismo”. Un primo momento di indagine, dunque, riguarda il 25° anniversario della morte di don Milani, il 1992, in cui il dibattito tra estimatori, cronisti e detrattori si cristallizza intorno alla domanda sul suo presunto filo-marxismo, seguendone gli strascichi fino al biennio 1994-1996 quando il panorama delle forze politiche conosce mutamenti epocali, sia per la novità di volti e cartelli elettorali sia per il fattore-televisione nella formazione del consenso. Un secondo filone riguarda il richiamo costante a don Milani nei laboratori della politica e nel “pantheon” delle nuove forze partitiche, dalla Lega Nord ai Democratici di Sinistra, da Rifondazione Comunista fino al Partito Democratico: tra appropriazioni e revisioni, il riferimento al Priore di Barbiana rivela la persistenza di categorie che accostano la sua memoria ad una tradizione di sinistra, da un lato denunciandone la strumentalizzazione e dall’altro mettendone favorevolmente in luce la connessione storica. Un ulteriore ambito di indagine è costituito dai vari progetti di riforma scolastica che si sono susseguiti negli anni di nostro interesse: il dibattito che ne è scaturito testimonia come diverse visioni di società e tattiche politiche hanno più volte incrociato la figura dell’autore di «Lettera a una professoressa», sia cercando approdi che avvalorassero una presunta continuità di pensiero, sia sconfessandone la portata storico-pedagogica. Punti nodali dunque saranno l’analisi dei fronti di opinione intorno alla riforma Berlinguer del 1997 e al tema della parità scolastica connesso con la questione dei finanziamenti alla scuola cattolica.
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