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Uno dei più inaspettati riconoscimenti del movimento Brutalista , il cui massimo splendore nell’architettura risale a anni lontani , come quelli tra il 1950-1970, è dato da una sua recente riscoperta nel design digitale. La persistente capacità di attrazione del brutalismo, che si allunga sino ai giorni nostri, è data dal fatto che esso viene percepito come un movimento che persegue valori universali e non contingenti, come quelli di una autenticità senza mediazione, ricercata anche a costo di una scioccante durezza espressiva. Uno dei riferimenti, considerato come un primo modello riconoscibile di grafica brutalista nel pieno dell’epopea POP, è dato dalla copertina del White Album dei Beatles del 1968: un involucro totalmente bianco con solo il nome della band stampato in posizione decentrata utilizzando un font Helvetica. Un altro esempio più recente è offerto dalla famosa campagna elettorale di Obama nel 2008, in cui utilizzando alcuni canoni generati dalla grafica sovietica degli anni Venti del secolo scorso, il grafico Shepard Fairey ha disegnato una serie di poster basati su alcuni elementi iper-minimalisti come l’uso del carattere bold, e il forte contrasto cromatico per la costruzione fisica delle immagini. Quegli stessi principi di uno stile crudo, onesto e massivo, polemicamente contrastati da molti passatisti, persistono ancora oggi in una estensione che dall’architettura è passata ad alcune espressioni grafiche nel mondo digitale, dimostrando come l’intransigenza di questa ricerca progettuale, travalicando i limiti disciplinari, esercita un potere magnetico anche sulle giovani generazioni.
Brutalism, Digital Graphic, Brutalism, Digital Graphic, Authenticity, Authenticity
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