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Nel presente articolo si prende in esame l’interpretazione di Vincenzo Monti da parte di Luigi Russo attraverso l’analisi di due saggi apparsi a distanza di ventitré anni l’uno dall’altro. Il primo saggio, pubblicato nel 1928, risente da vicino dell’influenza crociana sia nell’interpretazione che nel metodo critico. Qui Russo giunge infatti alla definizione di Monti “poeta della poesia” e individua il suo tono principale in quello marziale, epico-letterario. Più personale è il secondo saggio apparso sulla rivista “Belfagor” nel 1951, dove si procede a una storicizzazione della esperienza letteraria montiana, collegandola strettamente al contesto storico-sociale del suo tempo.
Vincenzo Monti, Luigi Russo, Letteratura italiana mederna e contemporanea
Vincenzo Monti, Luigi Russo, Letteratura italiana mederna e contemporanea
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