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Il saggio prende in esame le caratteristiche generali dei mercati a partire dalla prospettiva proposta da John Hicks che, soprattutto nel volume 'A Theory of Economic History', inserisce lo studio delle economie di mercato in un più ampio studio sulla dinamica delle forme organizzative, e colloca queste ultime all’interno di una gamma estesa di possibilità. Un elemento centrale della ricostruzione di Hicks è la derivazione delle economie di mercato dagli "interstizi" delle economie di reddito, cioè di quei sistemi economici "in cui “un ‘sovrappiù’ di cibo e altri beni di prima necessità è estratto dai coltivatori, e usato per consentire il mantenimento dei funzionari pubblici” (Hicks, 1969, pp. 23-24). Scambi irregolari realizzano le condizioni per l’accumulazione di stock al di fuori dei circuiti abituali delle economie di reddito, cosicchè alcuni soggetti passano dalla funzione di intermediazione occasionale a quella di specializzazione in un’attività commerciale. La progressiva riduzione della distanza tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto per ciascuno dei beni scambiati porta ad una tendenza ai rendimenti decrescenti per le attività di intermediazione commerciale pura e "spinge" gli intermediari commerciali ad allargare le proprie attività nelle due direzioni della ricerca di nuovi mercati e di approfondimento del controllo diretto sulle attività produttive e sulla dimensione tecnologica. Le "economie di connessione " sono all'origine della ricchezza delle nazioni una volta superata la fase delle economie di reddito, ma al tempo stesso mettono in evidenza come i vantaggi dello scambio nel lungo periodo siano circoscritti a quelle economie di connessione che danno luogo a percorsi “virtuosi” di rendimenti crescenti. In sostanza la dinamica delle economie di mercato (a differenza di quella delle economie di reddito) riflette direttamente le interazioni fra rendimenti decrescenti e rendimenti crescenti all’interno del sistema economico. Il saggio mette in evidenza che le economie di connessione assumono forma diversa a seconda che esse si realizzino attraverso il semplice spostamento di risorse da un individuo all’altro (da un gruppo sociale all’altro) oppure attraverso la trasformazione di risorse (materie prime) in manufatti destinati al consumo intermedio o finale. La differenza principale consiste nel fatto che, nel primo caso, la quantità complessiva di risorse disponibili è fissa, mentre nel secondo caso la stessa quantità di risorse è variabile e può aumentare se adeguati processi di trasformazione la rendono adatta a soddisfare una gamma più estesa di esigenze. Le economie di connessione che si realizzano nell’ipotesi di un’economia di puro scambio, rimangono esterne ai processi di approvvigionamento e si limitano ad accrescere il benessere collettivo attraverso una distribuzione più efficace delle risorse esistenti. Invece le economie di connessione che si realizzano nell’ipotesi di un’ economia di produzione vanno a toccare i processi da cui dipende la disponibilità stessa di risorse rispetto alle caratteristiche delle esigenze da soddisfare.
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