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La difesa della vite dalla peronospora, anche nel nostro Paese, è stata profondamente coinvolta dal rinnovamento dei fungicidi iniziato negli anni 80 del secolo scorso con l’introduzione di cymoxanil, fosetyl-Al e della famiglia delle fenilammidi (ad esempio, metalaxyl). Gli anni 90 hanno visto l’inserimento di dimethomorph, prima sostanza attiva del gruppo delle ammidi dell’acido carbossilico (CAA), e azoxystrobin, anch’esso primo rappresentante degli analoghi delle strobilurine al quale seguirono famoxadone e fenamidone andando a costituire il numeroso raggruppamento dei QoI (prima categoria di inibitori della respirazione mitocondriale a livello del complesso III). Nel primo decennio degli anni 2000 giunsero sul mercato gli altri quattro principi attivi CAA e cyazofamid seguito dopo poco da amisulbrom: questi ultimi costituiscono i QiI, inibitori della respirazione mitocondriale nel complesso III ma con meccanismo d’azione diverso dai QoI. In tempi più recenti si assiste all’introduzione di zoxamide, fl uopicolide, ametoctradin (unico rappresentante dei QoSI, capace di agire sempre a livello del complesso III della catena respiratoria del patogeno ma in un sito ancora diverso sia dai QoI sia dai QiI), passando attraverso l’autorizzazione di fl uazinam, fi no a giungere all’anno in corso con l’inserimento di oxathiapiprolin (OSBPI), caratterizzato da un meccanismo di azione completamente nuovo. Le numerose sostanze attive disponibili presentano uno specifi co meccanismo di azione sulla base del quale, è ormai da tempo assodato, defi nire corrette strategie di difesa che tengano anche conto del rischio di resistenza. Se, infatti, l’aspetto positivo è rappresentato dall’ampia scelta di meccanismi di azione, l’altra faccia della classica medaglia è quella che tali meccanismi sono estremamente specifi ci e tali da, come è noto, condurre a un rischio di resistenza, nella gran parte dei casi, da medio a elevato.
peronospora, fungicidi, resistenza, vite
peronospora, fungicidi, resistenza, vite
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