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EPATOCARCINOMA E COLANGIOCARCINOMA

Authors: Golfieri Rita;

EPATOCARCINOMA E COLANGIOCARCINOMA

Abstract

La Radioembolizzazione (TARE) con 90Y è emersa come trattamento efficace e sicuro per i pazienti con tumori epatici inoperabili. Oggi è utilizzata in 919 centri in oltre 40 paesi nel mondo, nella terapia dell’HCC, del colangiocarcinoma intraepatico (ICC) e delle metastasi da tumore colorettale (mCRC). Le microsfere caricate con 90Y emettono radiazioni β a breve raggio d’azione (media 2,5 mm), erogando la dose radiante al tumore e risparmiando il tessuto epatico sano. Sono in commercio due tipi di 90Y-microsfere, di resina (SIRspheres®) e di vetro (TheraSpheres®), con simile efficacia, tossicità e outcome clinico. Indispensabile è la stima preliminare della dosimetria ottimale da erogare al tumore, preliminarmente calcolata sull'imaging quantitativo fornito dalla SPECT-TC dopo iniezione di macroaggregati di albumina (MAA) marcati con 99MTc. E’ dimostrato che dosi tumorali >100 Gy ottengono maggiori tassi di risposte complete e sopravvivenze superiori. HCC: Tre categorie di pazienti, non candidati a terapie radicali, sono i potenziali candidati per TARE: 1) pazienti in stadio BCLC intermedio non candidabili a TACE per tumori numerosi o voluminosi e/o di tipo infiltrativo; 2) pazienti in stadio BCLC localmente avanzato con trombosi portale neoplastica segmentale o lobare; e 3) pazienti con HCC in potenziale downstaging per un approccio radicale. Queste indicazioni, derivate da numerosi studi retrospettivi, non sono state confermate da tre recenti RCT multicentrici (SARAH, SIRveNIB e SORAMIC) che non hanno mostrato una sopravvivenza significativamente superiore dopo TARE rispetto alla terapia sistemica raccomandata (sorafenib). ICC: il trattamento chirurgico radicale è praticabile solo nel 30-40% dei casi e, senza terapia, la sopravvivenza mediana è di circa 8 mesi, che sale a 12 mesi dopo chemioterapia sistemica (Gemcitabina e Cisplatino). I primi studi retrospettivi sulla TARE hanno riportato una sopravvivenza mediana fino a 22 mesi con buona tollerabilità e basso tasso di complicanze. E’ in corso un RCT (SIRCCA) per definire il ruolo preciso della TARE nel trattamento dell’ICC non resecabile. mCRC: l’uso della TARE in prima linea in combinazione con la chemioterapia (a base di oxaliplatino) non è raccomandata, a seguito dei risultati di una recente RCT (FOXFIRE), che non ha mostrato benefici sulla sopravvivenza. La TARE si è invece dimostrata efficace come “terapia di salvataggio” nei pazienti refrattari o intolleranti ai chemioterapici sistemici: le linee guida ESMO e NCCN ne raccomandano l'uso in questo setting. Per questa stessa categoria di pazienti, sono state recentemente introdotte microsfere caricate con Olmio-166 (166Ho-PLLA) (QuiremSpheres®). Oltre all'emissione di radiazioni β, queste microsfere emettono radiazioni γ e sono paramagnetiche, rendendole visibili sia alla SPECT/TC sia alla RM, per una più precisa dosimetria. I primi studi di fase 1 ne dimostrano la tollerabilità e una buona efficacia terapeutica nelle mCRC.

Country
Italy
Keywords

RADIOEMBOLIZZAZIONE; COLANGIOCARCINOMA INTRAEPATICO; ICC; METASTASI DA TUMORE COLORETTALE; mCRC; HCC;

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