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Chiunque abbia a cuore le piante del proprio giardino, deve avere osservato, almeno una volta, alcune tra le manifestazioni patologiche più comuni ed indicate correntemente con il termine di “oidio” o “malbianco”. Il nome deriva dalla caratteristica muffettina biancastra che si origina di solito sugli organi più teneri delle piante attaccate. Si tratta di una malattia prodotta da funghi ascomiceti la cui forma agamica appartiene quasi sempre al genere Oidium, mentre quella sessuata a molti generi della famiglia delle Erysiphaceae. Le piante da giardino che più facilmente possono venire aggredite da questi funghi sono moltissime, ad iniziare da quelle erbacee da fiore (zinnia, crisantemo, dalia, ortensia, ecc.), a quelle arbustive (evonimo, maonia, alloro, lauroceraso, ecc.), fino ai grandi alberi ed alberelli, come quercia, frassino, platano, betulla e la bellissima lagerstroemia, che proprio in questo periodo si appresta alla fioritura. I sintomi Il malbianco su Lagestroemia indica, indotto da Erysiphae largestroemiae, è presente da oltre 30 anni in tutta la nostra penisola, ma soprattutto in Emilia-Romagna, Marche e Toscana, e poi nelle aree del litorale adriatico e tirrenico e lungo i laghi. La malattia si manifesta su quasi tutti gli organi erbacei: foglie, fiori e germogli; ma sono le infiorescenze quelle ad essere maggiormente colpite e danneggiate. Sulle foglie si assiste alla comparsa di uno spesso feltro farinoso di micelio, in aree inizialmente rotondeggianti ma che poi si estendono ricoprendo il lembo di entrambe le pagine, per cui il bordo si arrotola verso l’alto e la foglia assume un portamento verticale. I germogli colpiti rallentano lo sviluppo e disseccano precocemente; i boccioli non si aprono completamente, mentre nei fiori già aperti i petali vengono totalmente o parzialmente ricoperti dalla muffettina, così come il calice ed i sepali. Cosa fare? All’apparizione delle prime macchie farinose di malbianco si può intervenire con zolfo bagnabile-80 (non classificato), alla dose di 2 gr per litro di acqua, o con bitertanolo-25 (non classificato), alla dose di 10 ml per 10 litri di acqua. I trattamenti vanno poi ripetuti ogni 10-12 giorni, per 3-4 volte consecutive o anche più in funzione della gravità delle infezioni e delle condizioni climatiche. Infatti, considerando l’attitudine di questi funghi a vivere prevalentemente all’esterno dei tessuti colpiti, la pioggia battente tende a frenare lo sviluppo della malattia, per cui anche frequenti ed abbondanti irrigazioni per aspersione possono sortire effetti positivi.
OIDIO; LAGESTROEMIA
OIDIO; LAGESTROEMIA
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