
handle: 11584/15085
Uno degli interrogativi di fondo di questo saggio è quale siano state le diverse logiche regolative che la legislazione comunitaria ha nel corso del tempo seguito nel disciplinare la mobilità dei lavoratori che, a diverso titolo, si muovono per svolgere una prestazione lavorativa, sia quanto “soggetti” economici che esercitano la libertà di circolazione, riconosciuta dall’art. 39 TCE, sia in quanto “oggetti” funzionali all’esercizio della libera prestazione di servizi da parte di imprese che li distaccano nei diversi Stati membri della Comunità. Si intende, in particolare, verificare quali siano i confini che la giurisprudenza comunitaria ha individuato tra il principio di non discriminazione- chiave di volta per garantire la libertà di circolazione attraverso il riconoscimento di pari condizioni contrattuali ai lavoratori migranti- e il principio del divieto di restrizioni delle libertà fondamentali, chiave di volta per garantire l’esercizio delle libertà economiche e in particolare della libera prestazione dei servizi garantita dall’art. 49 TCE.
Libertà circolazione lavoratori; Unione Europea
Libertà circolazione lavoratori; Unione Europea
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