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Il saggio qui presentato su Colin Rowe si inserisce in un volume collettaneo, curato da Stefan Vieths, che indaga il tema della città all’inizio degli anni’80, periodo in cui la critica al Movimento Moderno avvia all’elaborazione di una nuova idea della forma urbana che stabilisce forti legami con la storia. Il curatore invitava alcuni docenti a riflettere sul fatto che, sul finire degli anni ’70, andavano emergendo questioni - dalla frammentarietà dell’esistente, alla presenza di fatti urbani complessi, alla contraddittorietà del contesto morfologico – estremamente attuali che, in quel momento, portano all’elaborazione di una serie di pubblicazioni e di progetti fondamentali. Se gli altri saggi del volume indagano il tema proposto dal libro attraverso i progetti urbani di Aldo Rossi (contributo di G.Braghieri), il tema della costruzione del luogo urbano in Ungers (S. Vieths), l’idea della città arcipelago da Ungers a Koolhaas (F. Bilò) e la vicenda dell’IBA 1984/87 (I. Valente), il saggio su Colin Rowe illustrato in questo abstract si pone alcune domande: quale specifica idea di città connota, nel periodo a cavallo tra gli anni ’70 e ‘80, il pensiero di Colin Rowe? quale punto di vista sul fenomeno urbano assumono le sue ricerche teoriche? E quale approccio progettuale conforma le attività d’insegnamento e di coordinamento dell’Urban Design Studio della Cornell University? Con tale fine sono presi in esame eventi espositivi, iniziative editoriali e occasioni didattiche e progettuali della biografia rowiana che, strettamente correlati gli uni alle altre, si collocano nell’arco temporale compreso tra il 1973 e il 1987. Al fine di analizzare il pensiero di Rowe sul fenomeno urbano intorno al 1980 si sposta il fuoco dell’attenzione da “Collage City”, di fatto completato dal punto di vista dei contenuti già all’inizio degli anni ’70, alla “Thomas Cubitt Lecture” del 1979 che, pubblicata nello stesso anno nelle pagine di «The Architectural Association Quarterly», viene riedita due anni dopo nel «Cornell Journal of Architecture» per essere inserita in “Urbanistics”, l’ultimo dei tre volumi, curati da Alexander Caragonne, intitolati “As I was saying”, in una chiara allusione a un ininterrotto discorso, a una incessante ricerca che, iniziata presso il Warburg Institute di Londra, si conclude alla Cornell Unviversity. Come ha scritto Alexander Caragonne, il “design studio” per Rowe «resembles less a laboratory than a theater or, if you will, a scene within life’s theater in which teacher, student, material facts, myth [...] are encouraged to combine, clash, and ultimately find approximate expression through the manufacture of a specific, tangible, artistic work».
Colin Rowe, progetto urbano, teoria, metodo
Colin Rowe, progetto urbano, teoria, metodo
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