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Il capitolo II “Rischio Sistemico e Intermediari Bancari” (di Annalisa Di Clemente) evidenzia come il limite più significativo nell’architettura della regolamentazione e vigilanza sui mercati e sugli intermediari finanziari prima della crisi del 2007–2008 sia stato l’adozione di un approccio quasi esclusivamente di natura micro prudenziale da parte delle Autorità internazionali al fine di salvaguardare la solidità e la solvibilità dei singoli attori del sistema finanziario considerati isolatamente. Diversamente, la crisi recente ha dimostrato come il sistema finanziario possa rivelarsi fragile anche quando le sue singole componenti risultano solventi. Questo perché il sistema finanziario è vulnerabile rispetto al fenomeno della “propagazione degli shocks” che originano in settori specifici dell’economia reale e/o del sistema finanziario stesso e che, inizialmente, sembrano avere una natura circoscritta. Tuttavia, il forte grado di interconnessione soprattutto tra gli intermediari finanziari cross–border, dovuto in particolare alle forti esposizioni reciproche, rende il sistema nel suo complesso molto vulnerabile al fenomeno del “contagio”. Nello specifico, gli intermediari bancari essendo esposti al fenomeno del bank run possono rappresentare il nodo più debole del sistema finanziario globale altamente reticolare. Diviene quindi necessario, in questo nuovo contesto di forte interdipendenza tra intermediari finanziari, fare innanzitutto chiarezza sul concetto e sulle caratteristiche del rischio di instabilità del sistema finanziario (rischio sistemico) e, successivamente, sui concetti di “importanza sistemica” e di “contributo sistemico” di ciascuna istituzione finanziaria partecipante al sistema globale.
stabilità finanziaria; settore bancario; rischio sistemico; regole sul capitale bancario; vigilanza bancaria
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