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Nel nostro lavoro di esperti, poi, abbiamo incontrato decine di migliaia di insegnanti e ci siamo, con loro, rafforzati nel convincimento che quanto abbiamo fatto, scritto, letto, ascoltato, sperimentato, ricercato, costituisca un serbatoio prezioso che può contribuire a rispondere alla domanda di senso e di apprendimenti reali della scuola e di coloro ai quali oggi è destinata (in coerenza con la normativa); abbiamo raccolto evidenze sugli effetti che i percorsi narrativi progettati con modalità narrativa attiva e attivante producono: motivazione, senso, facilitazione all’acquisizione degli apprendimenti e delle competenze trasversali e di base (con finalità esplicitamente orientativa o meno: il valore orientativo e identitario è una traccia che rimane, anche quando non affiora come evidente). Sapendo, come scrive Simone Giusti in Didattica della letteratura 2.0 (Carocci, 2015), che i racconti e le storie sono “lo strumento attraverso il quale una comunità umana costruisce continuamente il fondale contro cui si stagliano e acquisiscono un senso le esperienze individuali. La stessa comprensione della realtà è mediata dalle narrazioni di cui le persone sono partecipi, come narratori e come destinatari”. “Scegliere una modalità o un’altra di orientamento – si legge in Verso una pedagogia dell’orientamento narrativo di Federico Batini (da Le storie siamo noi, 2009) – equivale a esercitare un’opzione per un’antropologia o un’altra (per una sociologia, una psicologia, una pedagogia)”. Per noi che rimaniamo convinti – sulla scorta della lezione di Carl Rogers – che l’essere umano sia un organismo fondamentalmente degno di fiducia, capace di valutare la situazione interna e esterna, di comprendere se stesso, di fare scelte essenziali riguardo ai successivi passi nella vita e di agire in base a queste scelte, per noi che riteniamo che l’autonomia, la capacità decisionale, il controllo e il potere di ogni soggetto sulla propria vita e sulle proprie scelte siano dei valori fondamentali per la costruzione di società democratiche, e che crediamo fermamente che la mente non sia una macchina, ma che sia un “discorso” che si costruisce attraverso l’interazione tra le persone in determinati contesti, scegliere ancora una volta di essere qui insieme è quasi inevitabile.
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