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Il testo è dedicato a una esplorazione teoretica della dimensione ex ante facto del problema della intenzionalità -e quindi anche della non intenzionalità- dell’azione. Nella tradizione sociologica è da tempo prevalente l’attenzione per le «conseguenze oggettive» della condotta umana, nella indiscutibile convinzione che esse siano connaturate alla impossibilità pratica, dal punto di vista di chi agisce (individuo o gruppo), di regolare la condotta prevedendone gli effetti e scongiurandone quelli che risultano indesiderabili. Tale modello analitico riposa sul tacito presupposto che l’eterogenesi dei fini, cioè la forbice che separa il perseguito dal conseguito, trovi le sue radici nel contesto delle largamente imponderabili dinamiche di interdipendenza sociale entro le quali vanno a cadere gli atti orientati teleologicamente. Il limite di una «razionalità strategica», pure avvertita di questa non coincidenza, dipende da più vincoli, compreso quello relativo al fatto che molte azioni non possono essere concertate (organizzate) a livello collettivo. Il testo, senza revocare in dubbio questo disegno di analisi (ex post facto), affronta il tema della definizione e della consistenza del presupposto teleologico da cui essa muove, servendosi di argomenti che ricollegano la categoria weberiana della razionalità al sillogismo pratico in Aristotele, la filosofia dell’azione alle indagini di ispirazione fenomenologica e psicoanalitica sul rapporto tra mente, volontà e coscienza, la psicologia cognitiva alla teoria critica dell’introspezionismo. La riflessione mostra come l’eterogenesi dei fini trovi la sua ragion d’essere già nel contesto della cosiddetta «razionalità parametrica», ossia nel carattere non coordinato delle istanze della vita mentale e nei moventi interni di tipo contrastivo che impediscono di concepirla come un sistema ecologico integrato. Sicché, a rigore, prima che di «eterogenesi», si deve parlare di insuperata compartimentalizzazione della vita mentale. La teleologia dell’azione si forma, secondo questo indirizzo teoretico, scontando dinamismi che rendono implausibile l’ipotesi e il desiderio di un governo della ragione sull’azione, o meglio, una corrispondenza logica tra l’azione e un’entità mnestica a vario titolo denominabile in termini di «conoscenza». Il problema aristotelico dell’incontinenza (acrasia) è preso in esame senza che ciò possa essere liquidato mediante buffe diagnosi sulla diabolicità umana o sommaria allusioni alla «bestia» che c’è in noi.
mente; azione; freud; metapsicologia; intenzionalità
mente; azione; freud; metapsicologia; intenzionalità
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