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Michelangelo Penso (1964), artista veneziano con un ricco e prestigioso curriculum internazionale, conduce una ricerca tesa a esplorare il mondo della scienza, in particolare della chimica, della biologia e della genetica, al fine di trarne spunti per ideare strutture intese come possibili macro-traduzioni visibili di ciò che è infinitamente piccolo e, pertanto, invisibile. L’installazione Magnetic Nanoparticles, appositamente ideata per la mostra Transizioni. Impresa, lavoro, società, allude a un sistema di nanoparticelle manipolabili mediante campi magnetici: questa proprietà rende tali particelle applicabili in svariati settori, da quello dei trasposti a quello delle telecomunicazioni, da quello delle strumentazioni elettroniche a quello della medicina e della diagnostica, della robotica e della ricerca aerospaziale. Sono, però, in particolare altri due i campi di indagine e di sfruttamento delle nanoparticelle magnetiche (MNP) che affascinano l’artista per le loro immediate ricadute sociali e la loro stringente attualità: quello dell’immagazzinamento dei dati informatici e quello del risanamento ambientale. Si pensi, ad esempio, che nel 2020, grazie all’impiego di nanoparticelle (SrFe), la Fujifilm Corporation con IBM è riuscita a realizzare cartucce a nastro magnetico in grado di archiviare fino a 580 terabytes di informazioni. Sul sito di IBM, a proposito di tale traguardo giustamente definito epocale, si legge: “che cosa significa? 580 TB equivale a 786.977 CD impilati, che raggiungerebbero i 944 metri di altezza, ovvero supererebbero il Burj Khalifa, l'edificio più alto del mondo”. Il grattacielo di Dubai misura infatti 828,80 metri. Sul versante del risanamento ambientale le MNP sono state protagoniste, tra il 2013 e il 2017, del progetto NANOREM, finanziato dall’Unione europea e coordinato dall’Università di Stoccarda, che ha sviluppato e testato strumenti nanotecnologici per bonificare terreni contaminati in Europa: secondo le stime condotte preliminarmente all’avvio del progetto, si tratta di 2,5 milioni di siti che, secondo gli obiettivi del l’UE, dovranno essere bonificati entro il 2050. Magnetic Manoparticles è un’opera che, con un termine in uso nella critica anglosassone, viene definita site and context specific, a ragione del legame che essa instaura non solo con lo spazio architettonico, ma anche con il contesto di senso che la accoglie. Ispirandosi alle storiche attività produttive di Ansaldo, Penso, ha deciso di realizzare la struttura in acciaio e di impiegare trasduttori che rimandano alle più avanzate ricerche in ambito tecnologico portate avanti dal gruppo industriale. Tali trasduttori trasferiscono sulla superficie metallica vibrazioni indotte da radiofrequenze modulabili in base all'ampiezza del campo magnetico esterno: Penso ottiene così un sistema reattivo che allude alle infinite possibilità di plasmare la materia che, unendo sete di conoscenza e creatività, l’essere umano può esplorare. Dal punto di vista dello spazio, invece, la struttura è pensata come elemento di congiunzione tra le due ultime sale del percorso espositivo: nel suo demiurgico gioco di trasmutazione del micro in macro Penso ingigantisce le particelle in modo tale che esse non potrebbero oltrepassare la soglia che le divide. Si viene così a creare un senso di attrazione irrisolvibile tra le parti che rende visivamente percepibile la forza magnetica che si genera in natura tra le NMP. Nello stesso tempo, la scultura condivide con i visitatori uno spazio di continuo passaggio, a indicare, simbolicamente, le future ‘transizioni’ verso territori in cui le sinergie tra industria, scienza, tecnologia potranno segnare, anche con l’apporto dell’arte, straordinari progressi per l’umanità.
contemporary art; art and society, art and industry; Magnetic Nanoparticles, Michelangelo Penso, Installation Art,
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