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Benché D’Annunzio abbia avuto una conoscenza alquanto sommaria e di seconda mano della Nascita della tragedia di Nietzsche (1872), tuttavia a lui si deve un’interessante e feconda ricezione dell’estetica nietzscheana del tragico e in particolare della categoria del “dionisiaco”, che accompagna e anticipa per alcuni aspetti le esperienze artistiche di scrittori quali Borchardt, Rilke, George, Benn, Hofmannsthal, Pannwitz, Thomas Mann e Musil. Il saggio analizza le tappe essenziali di tale percorso soffermandosi in particolare sull’articolo La rinascenza della tragedia (1897), sul dramma La città morta (1896) e sul romanzo Il trionfo della morte (1894). Nella ricezione di D’Annunzio la categoria del dionisiaco è funzionale alla descrizione dell’effetto estatico prodotto dallo spettacolo tragico mediante la musica e alla caratterizzazione di personaggi teatrali (con valorizzazione degli aspetti oscuri, violenti, legati alla dissoluzione dell’individualità). Il “dionisiaco” significa per D’Annunzio soprattutto sradicamento dell’individuo e accettazione incondizionata della vita in tutti i suoi aspetti (compresi dolore, sofferenza e piacere dell’autoannientamento).
D'Annunzio; Nietzsche; dionisiaco
D'Annunzio; Nietzsche; dionisiaco
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