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L’Italia, per la sua natura geografica, ha subito negli ultimi dieci anni tre forti terremoti: L’Aquila (2009), L’Emilia (2012) e l’Appennino Centrale (2016-2017). Il paesaggio italiano e le sue città hanno sempre dovuto confrontarsi con un le rovine e le macerie che i differenti terremoti hanno lasciato e ha sempre dovuto rapportarsi e convivere con il tema della ricostruzione dopo eventi calamitosi. L’Italia è quindi un luogo dove è presente una capacità alla ricostruzione che ha dovuto ineluttabilmente formarsi. Il piccolo tempo dell’evento calamitoso reca un tempo per la ricostruzione lunghissimo, in cui le comunità sono colpite non solo nei beni materiali quali le case e i propri averi, ma anche e soprattutto nelle relazioni che la stratificazione della storia ha loro consegnato e che la tragica calamità ha totalmente cancellato. Il testo intende indagare la differente risposta che l’architettura ha dato ai tre differenti eventi ma anche e soprattutto il rapporto tra le comunità resilienti|resistenti e l'architettura nei momenti dell’emergenza e della ricostruzione con particolare attenzione a quella ancora in fieri dei Borghi del Centr’Italia. Affrontare la ricostruzione in Centro Italia dei Borghi andati completamente distrutti appare una operazione estremamente complicata associando alla vulnerabilità e fragilità dei luoghi quella delle persone e delle esperienze di ricostruzioni passate. Conscio delle difficoltà ma al tempo stesso consapevole che la ricostruzione di un ecosistema debba passare per i luoghi colpiti dal sisma attraverso una rigenerazione delle relazioni immateriali e fisiche, formulerò quindi, un percorso possibile in cui i concetti di ospitalità e traduzione sono elemento attivatore del legame tra persone, che si esprime nel bisogno di socialità e spazi, in una richiesta di risposte alle necessità contingenti in primis e di rigenerazione poi, compito l’architettura. Lavorare con e le per le Comunità reali implica una continua navigazione e mediazione tra la storia, presente ma lacerata, e la condizione contemporanea come produttrice di desideri condivisi, di nuove forme di relazione. Significa ri-trovare un nuovo spazio di relazioni umane, un nuovo interstizio sociale, significa attivare un approccio al progetto che si traduce, nella ‘riscrittura’ della storia a profitto di racconti plurali. Possiamo allora operare sulla storia attraverso un approccio identitario in cui si ‘sovrascrivono’ le storie, seppur lacerate passate, con quelle presenti, utilizzando una strumentazione in ‘accordo’ alle pulsioni espressive identitarie, mutando gli ‘scarti’ delle città in valore a partire da quelle ”tracce viventi di uno straordinario passato”, così come sono state magistralmente definite da Franco Purini, operando attraverso non più e solo con un approccio partecipativo ma di co-produzione. Prevedendo nell’operazione di mutazione il coinvolgimento di quelle comunità resilienti|resistenti che consentono di transitare dall’oggetto all’atto, da una condizione di marginalità ed esclusione ad una di inclusione
ricostruzione, sisma, ospitalità, traduzione, sovrascrittura
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