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Fin dai suoi esordi lo studio dell’adolescenza è stato accompagnato da una prospettiva centrata più sui deficit che da un’enfasi sugli elementi che dovrebbero facilitare e migliorare la vita (Bowers, Li, Kiely, Brittian, Lerner, & Lerner, 2010). In questa visione negativa dell’adolescenza lo sviluppo è stato concettualizzato essenzialmente come assenza o diminuzione di problemi e difficoltà tanto che anche a livello di ricerca e di politiche giovanili l’attenzione si è espressa soprattutto nella valutazione del rischio, dei comportamenti problematici, e di ciò che deve essere evitato (es. comportamenti violenti, abuso di sostanze) (Bowers et al., 2010; Moore, Lippman, & Brown, 2004; Roth & Brooks-Gunn, 2003a,b). Come noto, durante l’adolescenza i numerosi cambiamenti fisiologici, emozionali, e cognitivi vengono integrati in una nuova definizione di Sè che sostiene la persona nel suo adattamento futuro (Côtè, 2009; Schwartz, Luyckx, & Vignoles, in press). Se da un lato i pensieri sul futuro, l’immaginarsi e il proiettarsi verso il domani si concentrano di norma su obiettivi associati allo sviluppo professionale, al formarsi una famiglia, al raggiungimento di uno stile di vita o all’acquisizione di beni (Nurmi, 2004), dall’altra, questi obiettivi sono emblema di possibilità dato che si possono perseguire iniziando da punti di partenza differenti e percorrendo strade diverse. Di fatto sia le caratteristiche individuali (es. aspirazioni, speranze, abilità cognitive e comportamentali), sia il contesto di vita (famiglia, scuola, amici, comunità, epoca storica) possono agire come barriere o come supporti al raggiungimento degli obiettivi futuri (Nurmi, 2004) caratterizzando le traiettorie di sviluppo intraprese dagli adolescenti. L’enfasi sugli aspetti positivi della crescita e dello sviluppo e la loro relazione con i diversi contesti di vita rappresentano i punti fondamentali su cui poggiano gli approcci positivi allo sviluppo che si sono opposti negli ultimi vent’anni alla visione dell’adolescenza centrata sul deficit e che sono noti come ‘Positive Youth Development’ (PYD) (Lerner, von Eye, Lerner, & Lewin-Bizan, 2009). Diversi lavori di ricerca fanno in particolare riferimento ai dati raccolti con il ‘4-H Study of Positive Youth Development’, uno studio longitudinale cross culturale iniziato nel 2002 che coinvolge bambini, giovani e i loro genitori (Lerner et al., 2005; Phelps et al., 2009). In questo capitolo dopo aver descritto gli studi sulle traiettorie di sviluppo che hanno preso vita all’interno della teoria dei sistemi evolutivi e il ruolo che la speranza gioca in tutto ciò, verrà presentato lo stato dell’arte in merito agli studi su speranza e ottimismo in preadolescenza con particolare enfasi sul contributo del gruppo IHRT. Infine verranno passati in rassegna una serie di lavori che si sono proposti di stimolare e rafforzare i punti di forza in un’ottica preventiva e di sviluppo resiliente.
Psicologia positiva, speranza, ottimismo, preadolescenza
Psicologia positiva, speranza, ottimismo, preadolescenza
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