
doi: 10.7394/dol-745
handle: 11564/233462
Da almeno un quindicennio l'ordinamento urbanistico - che trova fondamento nell'attribuzione ai poteri pubblici della potestà di conformazione dei suoli attraverso lo strumento del piano urbanistico - va subendo una lenta ma costante modifica dei modi di formazione delle scelte e delle tecniche di pianificazione. Le ragioni di queste trasformazioni vanno ricercate sia nella legislazione statale sia in quella regionale recente, nelle quali in luogo dell'imperatività delle scelte urbanistiche va sostituendosi - attraverso accordi - la ricerca del consenso con gli interessi privati sin dalla fase della determinazione degli assetti urbanistici o successivamente in quella della concreta operatività delle prescrizioni di piano. Gli obiettivi o meglio le finalità delle nuove modalità della pianificazione urbanistica riguardano, da un lato la ricerca del minimo danno e della redistribuzione di onori ed oneri tra proprietari interessati dalle trasformazione urbanistiche e dall'altro la copertura a totale carico dei beneficiari delle opere di urbanizzazione connesse con il complesso degli interventi edificatori. Il ricorso alle diverse tecniche della perequazione mira infatti a determinare una sostanziale indifferenza dei proprietari rispetto alle scelte di pianificazione eliminando in radice la discriminazione tra proprietari incisi dai vincoli urbanistici e proprietari premiati dall'edificabilità della propria area. Nello stesso tempo i sistemi perequativi permettono alle pubbliche amministrazioni di ottenere sia la cessione delle aree per finalità pubbliche, sia la diretta realizzazione delle opere di urbanizzazione senza oneri.
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