
doi: 10.4454/kght7693
L’articolo esplora le parole della giustizia penale e della giustizia riparativa, interrogandosi su chi parla, dove si parla, come si parla e cosa si dice nei rispettivi contesti. Attraverso un’analisi linguistica, simbolica e pragmatica, si evidenziano le profonde differenze tra il linguaggio tecnico, assertivo e sanzionatorio del processo penale e quello relazionale, narrativo e trasformativo della giustizia riparativa. Il confronto si estende dai luoghi fisici (l’aula d’udienza, luoghi per la mediazione) agli stili comunicativi (l’esame, l’ascolto), dalle modalità cognitive all’uso delle metafore e delle emozioni, fino a delineare due diverse antropologie del conflitto e della riparazione.
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