
doi: 10.1714/1167.12930
La prima esperienza circa la tecnica della puntura transettale è stata inizialmente pubblicata da Cope e Ross, indipendentemente, nel 1959; tale tecnica era volta esclusivamente a fini diagnostici della patologia valvolare mitralica e aortica. Dopo circa un decennio tale metodica conosce una fase di declino in seguito alla comparsa di metodiche che consentivano la misura indiretta della pressione atriale sinistra. Verso la metà degli anni ’90, il cateterismo transettale riconosce una seconda giovinezza con l’avvento di nuove tecniche interventistiche percutanee con particolare riguardo all’ablazione transcatetere. L’attuale tecnica non differisce di molto da quanto inizialmente descritto ma la tecnologia ha messo a disposizione nuovi strumenti per semplificare la metodica e ridurre il tasso di complicanze. L’imaging ecocardiografico (tridimensionale, transesofageo e intracardiaco) consente una più precisa localizzazione della fossa ovale, mentre sistemi a radiofrequenza, laser e con ago guida in nitinolo permettono una perforazione del setto in modo più semplice e atraumatico. Il cateterismo transettale può essere eseguito con un’elevata percentuale di successo e con un basso tasso di complicanze. Una survey italiana eseguita presso laboratori di elettrofisiologia riporta una percentuale di successo del 99% con un tasso di complicanze dello 0.76%. La complicanza più temibile è la perforazione aortica e il tamponamento cardiaco. Altre complicanze sono tromboembolismo arterioso, embolizzazione di aria, elevazione del tratto ST e formazione di trombo all’estremità dell’introduttore.
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