
doi: 10.1400/69546
handle: 2158/253425
L'articolo presenta l'opera di Ludwik Fleck, probabilmente il primo autore ad applicare, nel libro Genesi e sviluppo di un fatto scientifico del 1935, un apparato propriamente sociologico all'analisi di un caso di scoperta nelle scienze naturali. L'articolo mette in luce un paradosso nel rapporto tra il destino della sua opera e le tesi in essa sostenute: infatti Fleck, propugnatore della natura collettiva dei processi scientifici, appare, nel periodo in cui scrive, un pensatore decisamente isolato. D'altra parte si può dire che la sua opera non ha avuto alcuna risonanza nel dibattito metascientifico fino a che non si è sviluppato un punto di vista consonante con la sua prospettiva. La fortuna del lavoro di Fleck appare quindi insieme contraddire e confermare le tesi in essa sostenute.
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