
doi: 10.1400/67488
handle: 2434/179021
Le riflessioni di Leibniz intorno ai problemi della teodicea sono caratterizzate, negli anni che precedono la Confessio philosophi, dall’influenza del pensiero di Valla, Lutero, Bisterfeld e Hobbes. Ad un iniziale atteggiamento volontaristico, secondo il quale l’onnipotenza di Dio e sufficiente a garantire la giustizia del governo del mondo, succede un primo ripensamento, evidenziato soprattutto nel Von der Allmacht und Allwissenheit Gottes und der Freiheit des Menschen. In questo scritto del 1671 Leibniz riconosce la drammaticita del problema del male e attribuisce agli abusi linguistici dei filosofi la responsabilita dello stato di discordia nel quale si trova la cristianita; in particolare egli ritiene che le nozioni di possibilita e necessita possano essere riportate al loro vero significato attraverso l’analisi del linguaggio comune, che rivela la fallacia del fatalismo. Contro la riduzione del peccato a semplice “non-ente” e la pretesa della scienza media di sottrarre l’uomo alla predeterminazione, Leibniz afferma che Dio non si limita a permettere i peccati ma ne vuole positivamente l’esistenza, ricondotta pero ad armonia attraverso la proporzione tra colpa e pena.
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