
doi: 10.1400/281491
handle: 11576/2678232
La società neoliberale vive sotto l’egida della legge della competitività, rappresentata e vissuta come uno “stato di normalità”. Una legge che “stigmatizza” come uomini senza qualità - esseri “irrazionali” - tutti coloro che si sottraggono all’imperativo di far agire il mondo nella, con e per la concorrenza. Cosa accade di questo stato di eccezione “fittizio” (e, tuttavia, reale) nel tempo del confinamento e del dopo confinamento? Quale è il compito della scienza giuridica in ordine alla regolazione e risoluzione dei conflitti che concernono la “situazione normale”? Urge un bilanciamento più esigente. Non sarà più sufficiente l’appello alle plurali etiche della normalità costituzionale. I conflitti diventeranno più laceranti di quelli del passato, difficilmente contenibili tramite quel bilanciamento dilatorio che lascia sistemicamente aperte le porte a decisioni plurime, differenziate, flessibili, modellate sul caso concreto.
normalità, stato di eccezione, società neoliberale, concorrenza, pandemia
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