
doi: 10.1400/196737
handle: 20.500.11769/38394
La crescente diffusione di dispositivi di imaging a basso costo e la conseguente disponibilita di grosse quantita di foto e filmati digitali rende l’attivita investigativa e di verifica su tali supporti sempre piu frequente. Solo nel mondo virtuale della Rete stime recenti aggiornate a meta del 2009 indicano in circa 4 miliardi il numero di foto presenti su Flickr (www.flickr.com) con circa 4000 upload al minuto. Su YouTube (www.youtube.com ) si stimano circa 20 ore di upload al minuto per un totale di circa 120 milioni di video. Infine su Facebook (www.facebook.com) si procede al ritmo di circa 22000 upload al minuto per un totale stimato di 15 miliardi di immagini. A questi dati possiamo aggiungere inoltre l’immensa mole di informazioni multimediali per cosi dire private, non necessariamente disponibili in rete nonche per esempio i dati provenienti da sistemi di video sorveglianza piu o meno affidabili. L’ammontare della cosiddetta impronta digitale fa si che per ogni essere umano sulla terra si producano al momento piu di 45 Gigabyte di informazioni digitali. Queste cifre ci danno l’esatta dimensione del fenomeno e devono indurre gli addetti ai lavori ad una pronta riorganizzazione delle tecniche di indagini. A tale scopo, risulta fondamentale riuscire ad individuare con esattezza modalita di analisi e di studio di tali reperti al fine di non lasciare nulla di intentato nella ricerca di fonti di prova spesso decisive. Come recentemente affermato in uno special issue su “Digital Forensics” della rivista IEEE Signal Processing Magazine le potenzialita indotte dall’utilizzo consapevole delle informazioni contenute in un segnale digitale (audio, immagine, video, ecc.) sono notevoli a patto che non ci si dimentichi di utilizzare i mezzi e le strategie di analisi piu adeguate; cio implica una conoscenza tecnica dei fondamenti di base della materia che non possono essere lasciati al caso o all’improvvisazione.
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