
doi: 10.1400/132268
handle: 11588/309998
La musica svolgeva un ruolo fondamentale all’interno della cultura greca riuscendo felicemente a combinare in modo esclusivo la performance vocale con l’esecuzione strumentale; basti osservare i poemi omerici per trovare la descrizione del bardo nell’atto di cantare con l’ accompagnamento di uno strumento o ancora dell’eroe per eccellenza, Achille, mentre canta i klea andrōn accompagnandosi con una bella phorminx, fino alla poesia lirica che collega parole e musica nei simposi. Ma questa tradizione musicale greca può affondare le sue radici in un passato, l’età del bronzo, di cui è la diretta proiezione temporale e dal quale gli antichi Greci hanno preso linfa vitale per la creazione di miti quali Orfeo, Amfione o Cadmo? Antiche leggende che testimoniano l’immenso potere attribuito alla musica e in particolare alla lira. La diffusione degli strumenti musicali nella cultura greca ha origini remote risalenti ad un sostrato miceneo che a sua volta, attraverso la mediazione minoica, ha subito l’influsso della cultura orientale, il cui carattere migratorio si rivela anche nei nomi degli strumenti. Infatti, la terminologia greco-classica per gli strumenti musicali è in grandissima misura anellenica e, in alcuni casi, non indoeuropea. Termini come l’omerico phorminx, “lira”, così come molti altri nomi di strumenti musicali sono stati di solito considerati prestiti da un sostrato “Mediterraneo” o “Pelasgico/Minoico”. Anche il termine lyra non ha una etimologia conosciuta, probabilmente pre-ellenica, per cui grande è stata la sorpresa nel ritrovarlo attestato su una tavoletta proveniente dall’archivio di Tebe della Odos Pelopidou. L’attestazione, infatti, del termine ru-ra-ta-e “suonatori di lira”, ha permesso di scoprire non solo il nome con il quale i Micenei chiamavano gli oggetti spesso rappresentati sui loro affreschi, sul vasellame, sui sarcofagi o sui sigilli, ma anche il titolo attribuito al personaggio che faceva di quello strumento una professione. Con il conforto di questa lettura si è intrapreso un riesame della documentazione preesistente in lineare B, soprattutto dell’archivio di Pilo, che è stato da supporto per la testimonianza tebana e ha mostrato la controparte testuale delle evidenze figurative. Una panoramica generale dei dati epigrafici finora a disposizione, relativi al II millennio, evidenzia nomi che richiamano un uso o una conoscenza di strumenti musicali per il momento limitati, quali l’aulos e la lira (con varianti terminologiche rispondenti a diverse tipologie), accolti dai Greci di età successiva che si distinsero per una spiccata sensibilità nella esecuzione tonale. Lo studio di questa trasmissione musicale vedrà nei Minoici (maestri di ogni forma di arte per i Micenei) i testimonials di un processo culturale di più ampia portata che trova in Mesopotamia il suo background ambientale e nel III millennio il suo orizzonte cronologico. Infatti resti materiali di strumenti musicali a corda o a fiato nonché testimonianze iconografiche comuni nel bacino dell’ Egeo, in Egitto e nel Vicino Oriente sono garanti di una koinè culturale e di una posizione privilegiata della musica all’interno dei Palazzi o dei Templi giunta fino all’età storica quando i Greci la sublimarono affidandole poteri soprannaturali e divinatori.
"attestazioni della lira nel II millenno", "ru-ra-ta-e", "ru-ra-ta-e"; "attestazioni della lira nel II millenno"; "cantori nella socieà micenea", "cantori nella socieà micenea"
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