
Dimmi cosa mangi e ti diro chi sei. Questo assioma conserva molta forza nell’analisi storica delle vicende delle societa umane. Il fatto che la nostra societa sia multietnica e interclassista fa si che vi siano minori differenze tra i gruppi socioculturali relativamente all’alimentazione. Nelle citta italiane e frequente trovare ristoranti di tradizioni culinarie appartenenti ad altri continenti, sezioni di cibi orientali o messicani nei supermercati, o negozi di alimentari di altri gruppi etnici. Persino le differenze di classe non determinano scelte cosi distanti nel cibo, soprattutto se ci confrontiamo con i secoli scorsi. Quello che caratterizza la nostra societa attuale, e che la differenzia dalle precedenti, e la coscienza (a volte distorta) del controllo sulla salute fisica, da cui deriva anche il rapporto non sempre sereno con il cibo, che viene percio trasformato per renderlo “innocuo”. L’abbondanza dell’offerta ci costringe a una lotta continua per non esserne sopraffatti. Il cibo deve essere bello alla vista (ma non OGM, il che e una contraddizione in termini!), trasformato attraverso la deprivazione delle calorie superflue, ridotto a dimensioni trasportabili, facile da utilizzare. La trasformazione rispetto a una societa che vedeva il proprio riscatto nella possibilita di accedere all’abbondanza del cibo e avvenuta in pochi decenni. Si ricordi il mito americano di Alberto Sordi che fallisce nell’impresa di rifiutare gli spaghetti in Un americano a Roma di Steno (1954). In Abbasso la miseria! (1945) Anna Magnani, fruttarola arricchita, passa alla carne rifiutando la pasta perche questa e ritenuta rozza e povera.
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