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Capitolo 4 in sintesi • Gli studi genetici sulle popolazioni di E. necator hanno ricevuto un grande impulso a partire dalla metà degli anni ‘90; • Diversi studi hanno portato alla definizione di una “teoria dei biotipi”, che inizialmente distingueva un genotipo “I” (corrispondente a un biotipo germogli a bandiera) e di un genotipo “III” (corrispondente a un biotipo ascospore), morfologicamente indistinguibili, sessualmente incompatibili e caratterizzati da un diverso comportamento epidemico; • Successivi studi hanno permesso di classificare le linee clonali in due gruppi (A e B), il primo caratterizzato da una minore variabilità rispetto al secondo e da svernamento come micelio nelle gemme anziché come cleistotecio; • Ricerche condotte sia in Italia che in altre zone viticole hanno ottenuto risultanti contrastanti con la teoria dei biotipi; • In Emilia-Romagna è stata dimostrata la presenza prevalente di isolati del genotipo B, la capacità di tutti gli isolati di causare germogli bandiera e la non specificità dei genotipi rispetto alla modalità di svernamento.
oidio, vite, biotipi
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